Annozero – Rassegna sulla puntata “Verità nascoste” 8 ottobre 2009 – Parte I
Annozero – “Verità nascoste” 8 ottobre 2009
Riportiamo una serie di articoli dedicati alla puntata dell’8 ottobre (c.a.).
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sabato 10 ottobre 2009
Fango sul premier, le bugie mafiose di Annozero
di Gian Marco Chiocci
Altro che rivelazioni choc sulla «verità nascosta» delle stragi di mafia. Altro che Berlusconi con la coppola, e con lui Dell’Utri. Nell’orgia di commenti entusiastici per il muro di gomma mafioso abbattuto dalla trasmissione Annozero, nessuno s’è reso conto che i misteri aumentano e gli interrogativi pure. A partire da questo, apparentemente slegato alle inchieste di mafia sul premier: come mai mentre quattro procure cercano di chiudere il cerchio sul presidente del Consiglio, improvvisamente l’ex ministro Claudio Martelli [1] sente il bisogno di dire che effettivamente lo Stato aveva avviato una trattativa con Cosa nostra? E perché ha rilanciato cose non dette esplicitamente in precedenza, come quella riferitagli riservatamente dall’ex collaboratrice di Giovanni Falcone, Liliana Ferraro, che raccontò di quando disse al giudice Borsellino del colloquio avuto con il capitano del Ros De Donno (che smentisce) a proposito della disponibilità di Vito Ciancimino a collaborare a fronte di garanzie politiche? Dopo l’immediato annuncio della sua convocazione in procura a Palermo, l’ex esponente socialista è corso a rettificare il tiro all’agenzia Ansa sostenendo che per «Stato», nella trattativa, lui non intendeva dire il governo, perché «Stato» sono anche i funzionari e i magistrati, ma soprattutto i «carabinieri». In questo caso, quelli del Ros del generale Mario Mori sospettato dai pm di essere stato vicino a Dell’Utri e Berlusconi per le cose siciliane. «Il Ros – osserva Martelli – non aveva alcun titolo per intavolare un’azione di persuasione e per interloquire a quel modo, spettava alla Dia. Da parte dei carabinieri può aver giocato una forma di presunzione o arroganza, del tipo, ora ve lo facciamo vedere noi come si combatte la mafia».
Dubbi, ancora dubbi. Se la signora Ferraro è stata anch’essa convocata in procura è segno che in tutto questo tempo l’ex collaboratrice di Falcone (oggi ai servizi segreti con Gianni De Gennaro) non ha trovato occasione per riferire quanto sapeva né al processo di Caltanissetta dov’è stata ascoltata, né ai magistrati che indagavano, e indagano, sulle stragi. I pm siciliani vogliono sapere da lei perché, se è vero quel che ha detto Martelli, parlò del colloquio di De Donno a Borsellino quando i titolari delle inchieste su Ciancimino e sul filone mafia-appalti e politica erano altri due magistrati, Lo Forte e Pignatone. Qualcosa sfugge. Perché se è vero che la Ferraro andò da Borsellino a raccontargli della trattativa, eppoi Borsellino si «oppose con tutte le forze» all’iniziativa del Ros che trattava con i killer di Giovanni, come mai solo tre giorni dopo il giudice decide di affidarsi proprio al Ros per svolgere indagini sul filone degli appalti considerato dallo stesso Borsellino una possibile concausa della strage di Capaci? E se è vero, com’è dimostrato in atti, che l’incontro Borsellino-De Donno-Mori avvenne nella caserma Carini di Palermo il 25 giugno del 1992 (la Ferraro avrebbe parlato a Borsellino dell’iniziativa del Ros il 23 giugno) è allora lecito ipotizzare che forse Borsellino non «si oppose con tutte le forze» alla trattativa intavolata da quelle persone a cui lui si affidava per trovare i killer di Falcone.
Ma torniamo a Martelli. Il 12 marzo 1998, per le accuse del pentito Angelo Siino sugli affari in comune con Raul Gardini, l’ex ministro viene preso a verbale dai pm di Caltanissetta, Giordano e Tescaroli. In dieci pagine racconta di tutto, ma nulla sulla trattativa. Idem nell’interrogatorio del 30 luglio ’99 dove Martelli fa solo un accenno alla dottoressa Ferraro, come depositaria non dei segreti della trattativa bensì dei ricordi della guerra Giammanco-Falcone.
Della «trattativa», per come l’ha raccontata ad Annozero, Martelli non ne ha parlato nemmeno nelle ultime interviste del 21 luglio scorso a Liberal e del 25 luglio a Il Tempo. «Ma ne ho parlato in precedenza, in altre due» ha spiegato l’ex ministro all’Ansa. Che ha ritrovato la memoria con enorme ritardo al pari di Luciano Violante, tirato in ballo da Ciancimino junior, convocato il prossimo 20 ottobre al processo Mori-Obinu. A fronte di chi ritrova improvvisamente la memoria, c’è chi la perde del tutto: è Antonio Di Pietro, che da Santoro ha sostenuto di non aver mai avuto a che fare con Ciancimino quand’invece, afferma la difesa degli ufficiali Mori e De Donno, è documentato un suo interrogatorio all’ex sindaco rinchiuso nel carcere di Rebibbia nel 1993. E ancora. Nel suo monologo sulla mafia ai tempi di Dell’Utri e Berlusconi, Marco Travaglio parla dell’esistenza di una lettera scritta da Provenzano a Berlusconi nel quale si promettevano appoggi politici in cambio di una televisione. Il pensiero riportato da Travaglio è lo stesso dei pm palermitani che confrontando la scrittura riportata nel foglio con la grafia di Provenzano, presto si sono però accorti dell’abbaglio preso. Rosalba Di Gregorio, avvocato del boss corleonese, conferma che quella non è assolutamente la scrittura del suo assistito. Persino Ciancimino junior ha ammesso d’essersi sbagliato nell’attribuirla prima al padre e poi al Padrino. Sbagliare è lecito, perseverare no. A meno che tutto non rientri in una strategia mediatico-giudiziaria di delegittimazione dell’avversario, sulla falsariga di quella che poi portò al suicidio il maresciallo dei carabinieri di Terrasini, Antonino Lombardo [2]. Due giorni prima di convincere il boss Tano Badalamenti a testimoniare in Italia al processo Andreotti, durante il programma Tempo reale di Santoro, il maresciallo venne bollato come mafioso dall’ex sindaco Orlando. Lombardo capì l’antifona, scrisse due righe a moglie e figli, e si sparò in testa. Non era mafioso. È morto innocente.
http://www.ilgiornale.it/interni/fango_premier_le_bugie_mafiose_di_annozero/10-10-2009/articolo-id=389601-page=0-comments=1
Anche Il Tempo parla di bugie:
http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/10/10/1079718-bugie_santoro_sulla_mafia.shtml
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10 ottobre 2009, in Peter Gomez
Stragi, il ricatto bipartisan dei boss
da Il Fatto Quotidiano, 10 ottobre 2009
Ci sono dentro tutti. Gli uomini di Governo e di opposizione: quelli che tra il 1992 e il 1993, mentre per strada scoppiavano le bombe di mafia, erano al corrente della trattativa intavolata tra Cosa Nostra, i servizi servizi segreti e i carabinieri. E ci sono dentro anche i leader di oggi: il premier Silvio Berlusconi e il suo braccio destro Marcello Dell’Utri che, tra il ’93 e il ’94, proprio nei giorni in cui stava nascendo Forza Italia, furono informati, secondo il pentito Giovanni Brusca, di tutti i retroscena delle stragi.
A Berlusconi – ha più volte spiegato Brusca in aula e in una serie d’interrogatori davanti ai pm – la mafia fece arrivare, dopo i primi articoli di giornale che parlavano dei suoi legami con il boss Vittorio Mangano, un messaggio preciso: non ti preoccupare se adesso scrivono di te, intanto i tuoi avversari politici non possono far finta di cadere dalle nuvole, non ti possono tenere sotto schiaffo, perché ci sono di mezzo anche loro; dacci invece una mano per risolvere i nostri problemi altrimenti noi continuiamo con le bombe e finiremo per renderti la vita impossibile.
All’indomani della puntata di “Annozero” in cui l’ex Guardasigilli, Claudio Martelli, ha svelato di essersi opposto al dialogo tra Stato e Antistato e di aver fatto arrivare la notizia della trattativa in corso a Paolo Borsellino (che si mise di traverso e forse anche per questo fu ucciso), la storia oscura di quei giorni insanguinati assomiglia sempre più a quella di un grande ricatto. Un ricatto in cui affonda le sue radici la Seconda Repubblica. In troppi, infatti, sapevano, e in troppi hanno taciuto. La prima parte della vicenda è ormai nota. Borsellino, intorno al 23 giugno del 1992, viene avvertito da una collega del ministero dei colloqui che il colonnello Mario Mori e i capitano Giuseppe De Donno hanno avviato con l’ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Capisce che è in corso un gioco pericoloso. In quel momento parlare con i vertici dell’organizzazione vuol dire convincere Totò Riina che le stragi pagano perché lo Stato è disposto a scendere a patti. Dice di no da subito e per questo il 25 giugno, durante un dibattito pubblico, spiega di aver ormai i giorni contati. Poi incontra Mori e De Donno. E, il primo luglio, vede il nuovo ministro degli Interni, Nicola Mancino [3] (che continua a negare di avergli parlato) e il numero due del Sisde, Bruno Contrada.
Che cosa si dica con loro non è chiaro. Fatto sta che Riina cambia strategia. Evita di uccidere, come programmato, il leader della sinistra Dc siciliana, Lillo Mannino, (considerato un traditore) e fa invece saltare in aria il 19 luglio Borsellino e la scorta. Un attentato reso più semplice dall’assenza di controlli in via D’Amelio, la strada dove viveva sua madre. E da un’incredibile dimenticanza: Borsellino non viene informato dell’esistenza di una relazione dell’Arma che dà per imminente un’azione di Cosa Nostra contro di lui e contro l’allora pm, Antonio Di Pietro.
Se questo è il quadro (Brusca e Massimo Ciancimino, il figlio di Vito, assicurano che Cosa Nostra era al corrente di come il presunto referente governativo della trattativa fosse Mancino), diventa chiaro quanto la notizia fosse politicamente esplosiva. Anche perché pure l’ex comunista Luciano Violante, all’epoca presidente della commissione antimafia, sapeva che i carabineri parlavano con l’ex sindaco mafioso.
È a questo punto che, secondo Brusca, entrano in scena Berlusconi e Dell’Utri. Un anno dopo, intorno al 20 settembre del ‘93, Brusca legge un’articolo su L’Espresso in cui si parla del Cavaliere e di Vittorio Mangano. Riina, che non gli aveva mai parlato di questo legame con la Fininvest, è ormai in carcere. Durante la primavera e l’estate le bombe di mafia sono esplose a Roma, Firenze e Milano. Ma le stragi non sono servite per far ottenere a Cosa Nostra norme meno dure. Così Brusca pensa di utilizzare Mangano per fare arrivare al Cavaliere il suo messaggio. Ne parla con Luchino Bagarella, il cognato di Riina, che dà l’assenso. Verso metà ottobre Mangano parte in missione. A novembre, come risulta da un’agenda sequestrata a Dell’Utri, l’ideatore di Forza Italia lo incontra. Poi i colloqui, mediati secondo il pentito da degli imprenditori delle pulizie di Milano, proseguono almeno fino alle elezioni del marzo ‘94. Il futuro premier è soddisfatto Brusca ricorda: “Mangano mi disse che Berlusconi era rimasto contento”.
http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2353575
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Di Pietro, Santoro, Tangentopoli. L’uso improprio di mezze verità
10 ottobre 2009
Roberta Lemma
Tangentopoli cominciò il 17 febbraio 1992. Il pubblico ministero Antonio Di Pietro chiese ed ottenne dal GIP Italo Ghitti un ordine di cattura per Mario Chiesa per reati contro lo Stato, arrestato e condannato lo ritroveremo nel 2009 indagato e riarrestato per smercio rifiuti tossici nel nord d’Italia. Il 6 dicembre 1994 l’on. Di Pietro si dimetterà clamorosamente dalla magistratura poche ore prime del rilascio, da parte della procura di Milano, dell’autorizzazione a procedere per l’interrogatorio dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per corruzione.
Di Pietro addusse l’esigenza che i veleni sul suo conto – dal “poker d’assi” di Rino Formica al dossier de “Il Sabato” che altro non è se non un duro elenco di accuse e calunnie a danno del manistrato di mani pulite, dall’inchiesta del GICO sull’autosalone di via Salomone alle indagini bresciane attivate dalle denunce degli inquisiti – non danneggiassero l’immagine della Procura di Milano. Successivamente lamentò come ragione scatenante la fuga di notizie sul mandato di cattura a Berlusconi, reso noto durante la conferenza di Napoli sul crimine transnazionale mentre Di Pietro si trovava a Parigi per rogatorie internazionali. Forza Italia nasce il 18 gennaio 1994. subito dopo le dimissioni di Di Pietro, come oggi, a fronte della grave crisi politica italiana e della fine dell’era berlusconiana, Montenzemolo lancia ufficialmente la sua Italia Futura.
Giovanni Falcone viene ucciso il 23 maggio 1992 qualche mese dopo lo scandalo mani pulite.
Guardando il susseguirsi delle date che si accavallano e alternano al contempo domande nascono spontanee ma anche dubbi si affacciano dal dirupo dei misteri italiani.
Gran parte del Popolo Italiano, se invitato ieri da Santoro forse avrebbe domandato questo agli ospiti in studio e soprattutto all’ex toga:
C’era forse l’intento occulto dietro l’improvviso scoppio di Tangentopoli?
Una bomba ad orologeria in Mani pulite?
Come mai tutto scoppia nel 1992, poco prima delle stragi di Falcone e Borsellino, 10 giorni dopo la firma del trattato di Maastricht dei 12 paesi membri della futura Ue e dell’Euro? La corruzione dilagava da anni, anzi, nasceva a monte della grande guerra, si confermava con Cefis e le 7 sorelle.
Come mai i pm prima non sentivano e non vedevano, oppure venivano zittiti dai loro capi?
Interrogativi ai quali non è stata fornita alcuna risposta.
Domande mai poste, ieri ad Annozero si è parlato di tutto, di molto, ma nulla è stato detto di quel che non fosse già di pubblico dominio o che non intaccasse altri che il premier e i suoi tirapiedi!
Un episodio fino ad oggi mai chiarito su Tangentopoli e Di Pitero.
“Mani Pulite International”, ovvero “Transparency International”, nata dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989 per iniziativa del principe Filippo di Edimburgo con membri in mezza Europa. Dalla Banca Mondiale – sua principale ispiratrice – fino ai leghisti della Padania. Stando ad alcune ricostruzioni, infatti, Mani Pulite International avrebbe subito trovato impulso tramite il responsabile della Banca Mondiale per il Kenya, Peter Eigen, promotore di una linea anti-corruzione a tutto campo, anche a costo di sterminare diritti, annientare fondi per i paesi in via di sviluppo e via cantando.
«Alla fine della guerra fredda – dichiarò Eigen – i tempi erano maturi e assieme ad alcuni colleghi decisi di procedere indipendentemente con l’iniziativa». Venne stilato una sorta di decalogo, in base al quale era possibile, anzi lecito e quasi dovuto intervenire nelle nazioni a rischio-corruzione, nei loro affari interni. Non pochi storici ricordano il caso del presidente di Deutsche Bank, Alfred Herrhausen, che osò sfidare la politica a tutto campo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale: il 30 novembre 1989 verrà trovato ucciso.
Tra la xalegislatura, finita il 22 aprile 1992 e la XIa legislatura, 23 aprile 1992 dell’era Giuliano Amato, l’inchiesta del Procuratore di Palmi, Agostino Cordova. Un’inchiesta sui rapporti tra massoneria, ’ndrangheta calabrese, politica, con decine di faldoni di migliaia di pagine.
Cordova svolse approfondite indagini sulle obbedienze italiane, arrivando ad accertare che nessuna di esse risultava svolgere le nobili attività dell’arte muratoria, ma che molte invece erano dedite ad attività affaristiche e in alcuni casi illecite, e all’interno delle logge, importanti politici andavano a braccetto con mafiosi e criminali, perche la P2 non è stata mai davvero smantellata.
L’inchiesta di Cordova passa nelle mani del ministro dell’Interno Nicola Mancino, qui l’inchiesta si perde, si insabbia, sparisce.
Il 25 aprile il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga attraverso un messaggio televisivo si dimette dalla carica, verrà sostituito da Oscar Luigi Scalfaro.
Il 23 maggio a Capaci uccidono Falcone, la moglie e gli agenti della scorta, una strage.
Falcone stava indagando e inseguendo un flusso occulto di soldi fino ad intravedere il circuito tra mafia e importantissimi circuiti finanziari internazionali, intelligence americana e Maastricht. Aveva anche scoperto che alcuni prestigiosi personaggi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche.
Il 2 giugno al largo di Civitavecchia sul panfilo della Regina Elisabetta II avviene il più grande saccheggio dei patrimoni pubblici d’Italia, per opera dei potentati bancari.
In quell’incontro i rappresentanti della finanza internazionale (poteri anglo-olandesi e statunitensi) discussero assieme ad esponenti del mondo bancario e societario italiani le privatizzazioni e le riforme politiche per l’Italia, nel contesto del “progetto euro”. Non a caso il Trattato di Maastricht, che codifica il sistema euro-EMU, fu sottoscritto proprio quell’anno e su questo indagavano Falcone e questo troveremo sull’agenda rossa di Borsellino.
Giulio Tremonti, presente sul panfilo – per sua stessa ammissione – disse al Corsera che la “crociera sul Britannia simbolizzò il prezzo che il paese dovette pagare tanto per ‘modernizzarsi’ quanto per restare nel club”. Il club dei poteri forti, dei baroni incontrastati.
Sul panfilo i erano anche i rappresentanti delle banche Barings e S.G. Warburg, Merrill Lynch, Goldman Sachs, Salomon Brothers, Mario Draghi direttore generale del ministero del Tesoro, Beniamino Andreatta dirigente ENI, Riccardo Galli dirigente dell’IRI.
Importanti aziende (come Buitoni, Locatelli, Neuroni, Ferrarelle, Perugina, Galbani, ecc.) sono state svendute ad imprenditori che agivano in comune accordo con l’élite finanziaria anglo-americana, altre (Telecom, ENI, IRI, ecc.) sono state smembrate e/o privatizzate. L’inixzio della recessione economica decisa sul panfilo della regina d’Inghilterra, territorio della massoneria indiscussa.
Il 19 luglio il giudice Paolo Borsellino salta in aria in via d’Amelio, assieme alla scorta.
Nel settembre 1992 lo speculatore ungaro-statunitense-israeliano George Soros sferra l’attacco che decreterà la fine della Lira, un attacco studiato a tavolino con i partecipanti al banchetto del panfilo.
Carlo Azeglio Ciampi all’epoca è governatore di Bankitalia e Lamberto Dini Direttore Generale.
Tale criminoso attacco da parte dell’élite anglo-olandese e statunitense, rappresentata in quella circostanza dall’israelita Soros (agente dei Rothschild), portò ad una svalutazione della lira del 30% e il prosciugamento delle riserve della banca d’Italia che fu costretta, come concordato, a bruciare 48 miliardi di dollari nel vano tentativo di arginare la speculazione.
L’enorme crisi portò alla scioglimento del Sistema Monetario Europeo (SME).
Qui, entra in gioco e si colloca Tangentopoli. Manipulite è servito ad attaccare obiettivi politici ben precisi, e dare a noi popolo l’illusione di una pulizia che invece non è mai avvenuta. I poteri forti, quelli veri, hanno continuato a lavorare nell’ombra, assolutamente indisturbati.
Sepolto il dossier Cordova, Falcone e Borsellino e azzittito De Magistris tutto il disegno si è compiuto. Why-Not che riprendeva il filone lasciato in eredità, una scomoda eredità, da Falcone e Borsellino riprendeva le fila di quel discorso, di quell’inchiesta che svelava gli altarini dei poteri forti che ancora oggi vivono e comandano nello e all’interno dello Stato italiano.
Ma poi lo scandalo procure, Prodi che cade e l’attenzione che nuovamente viene dirottata su ‘ altro ‘.
Ora attendiamo un nuovo pentito o giudic eo magistrato speciale, che riprenderà le redini dell’inchiesta che riparlerà della collusione tra massoneria, apparati dello Stato e criminalità organizzata, e naturalmente finirà tutto con un attentato, con un cambio di governo e lo spostamento a Roma dell’indagine altri scandali a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica.
Abbiamo un proliferare di enti stranieri che si interessano dei fatti nostri e trovano un megafono nei nostri anti-sistema. Il nostro fare politica si è ridotto a rispondere alle sollecitazioni di questi signori.
Per quanto ancora ci faremo manipolare?
http://www.thepopuli.it/2009/10/di-pietro-santoro-tangentopoli-mezze-verita/
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http://www.youtube.com/watch?v=3b5LfOm2r3A
Annozero “Verità Nascoste”. Il racconto di Sandro Ruotolo – Parte 2
http://www.youtube.com/watch?v=qyaz-gp1mOQ
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L’ultima in tervista di Paolo Borsellino ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi – 19 Maggio 1992:
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1027708753168
Trascrizione dell’intervista:
http://www.nuovasocieta.it/inchieste/2567-ddr.html
Note
[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Martelli
[2] “Il ”veneficio” del maresciallo Lombardo: http://www.laltrasicilia.org/modules.php?name=News&file=article&sid=1081
[3] La smentita di Nicola Mancino:
- Intervista ad Alaya (ex PM del Pool Antimafia negli anni ’90)
http://www.youtube.com/watch?v=Duy4a3u6mts&feature=fvw
- Video con dichiarazioni di Alaya, Mancino e Salvatore Borsellino
http://www.youtube.com/watch?v=xTWEc8Lnj6I&feature=video_response
- http://www.osservatorio-sicilia.it/2009/2722/trattative-tra-lo-stato-e-la-mafia-salvatore-borsellino-smentisce-nicola-mancino/
Link utili
Un passaggio dell’interrogatorio del pentito Brusca riguardo ai rapporti mafia/stato con riferimento alle indagini parallele in corso: http://www.youtube.com/watch?v=bIRgRv2lBbk&feature=related
Alcuni passaggi delle vicende politico/giudiziarie con qualche riflessione sulle anomalie degli anni 92′-93′:
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/08/le-trattative-tra-stato-e-mafia-e-la.html
Gioacchino Genchi parla di mafia/stato, con accenno a una vicenda con Leoluca Orlando:
http://gisa.splinder.com/post/21345358/Gioacchino+Genchi%3A+un+vero+uom











Dusty Harmon 7:51 am on maggio 29, 2010 Permalink |
You have done it once again! Superb article!